I più comuni errori nel colloquio nutrizionale ~ Be-Well|Ben-Essere
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I più comuni errori nel colloquio nutrizionale

E’ dall’esplorazione diretta delle dinamiche del colloquio nutrizionale insieme agli allievi dietisti e nutrizionisti della Scuola di Coaching Nutrizionale® che emergono i più comuni errori di dietisti e nutrizionisti:
 
Non si ascolta mai abbastanza il paziente. I tempi, le presupposizioni, la tendenza a interpretare scelte e comportamenti sulla base della propria pratica clinica accelerano i tempi dedicati alla fase di accoglienza e di anamnesi e aumentano il rischio di incorrere in errori di interpretazione e di impostazione dell’intervento nutrizionale;
– Modi e tempi di porre domande sono spesso sbagliati. Di comune riscontro durante la fase di anamnesi e non solo, è la tendenza  a ricorrere ad un uso eccessivo di domande chiuse o relativamente aperte (che iniziano con gli avverbi dove, quando, quanto, …), una modalità che rende più difficile per il paziente rivelare preziosi dettagli della sua vita alimentare, spingendolo ad assumere un ruolo passivo;
– Ci si carica di tutte le emozioni condivise nel lavoro. Quella che molti credono sia l’empatia, si traduce spesso nella pratica nella simpatia: il professionista si mette nei panni del paziente e ne prova le stesse emozioni. Dal dolore alla frustrazione, dalla gioia alla delusione, un mix di emozioni che affatica il lavoro, rende più vulnerabili, limitando l’energia e le risorse necessarie per gestire i colloqui successivi e la propria vita personale, una volta concluso il lavoro in studio. Praticare  l’empatia, cioè l’abilità di riconoscere e condividere le emozioni del paziente, senza farle proprie, richiede sensibilità, allenamento, abilità di parlare il linguaggio delle emozioni.
– Si prescrivono soluzioni con troppa fretta. La pretesa di concludere il colloquio, o al massimo il secondo incontro, con la prescrizione del piano alimentare, induce molti professionisti ad accelerare i tempi dedicati all’anamnesi e alla comprensione delle reali aspettative del paziente, delle sue motivazioni e del contesto su cui poggiamo le sue abitudini alimentari. Una scelta che si traduce spesso in una mancata coincidenza tra quanto il paziente si aspetta e il servizio proposto, aumentando il rischio di insoddisfazione, dalla mancata compliance al drop out definitivo;
– Manca la definizione delle regole del setting. Il focus sull’anamnesi, la valutazione della composizione corporea, la lettura della documentazione clinica e l’aspettativa di prestazione inducono spesso il professionista a tralasciare una serie di preziose informazioni da fornire al paziente a fine visita. Nel momento in cui si completano anche le procedure di pagamento e di accordo sugli incontri successivi, mancano spesso le informazioni circa le modalità di gestione del servizio. Come si può contattare il professionista (email, telefono, segreteria, whatsup, …), quali sono le modalità di disdetta, quali quelle di pagamento vengono spesso tralasciate. In questo modo aumenta il rischio di spiacevoli disguidi e malintesi sulla gestione degli appuntamenti. Evenienza ahimè molto conosciuta tra quei nutrizionisti che alla visita di controllo attendono un paziente …. che non si presenta.